Il potenziale nascosto del pesce a spreco zero: un caso studio
Ogni anno l’industria ittica genera enormi quantità di sottoprodotti — teste, lische, pelli e ritagli — che vengono esclusi dalla catena del valore e definiti semplicemente “scarti”. Ma se non lo fossero? Se custodissero nutrienti e componenti ad alto valore aggiunto?
La ricerca dimostra che i sottoprodotti della pesca e dell’acquacoltura possono diventare una fonte sostenibile di proteine, peptidi bioattivi, lipidi funzionali e minerali, con applicazioni concrete nei settori alimentare e nutraceutico. Quando osserviamo una lisca, non vediamo un rifiuto: vediamo una fonte di calcio altamente biodisponibile. Quando analizziamo una pelle, non vediamo un residuo: vediamo collagene, peptidi funzionali, salute.
Non si tratta soltanto di ridurre gli sprechi, ma di ripensare il concetto stesso di cibo: trasformare ciò che oggi viene scartato in una risorsa capace di nutrire e contribuire al benessere. Non parliamo di “cibo del futuro”: parliamo di un cibo che esiste già, ma che ancora non sappiamo vedere. Ed è proprio questo il tema del caso studio presentato dal gruppo di Chimica degli Alimenti e dei Prodotti Dietetici (FoodChemLab) dell’Università di Genova: un esempio concreto di come la ricerca applicata possa valorizzare i sottoprodotti della filiera ittica, trasformandoli in risorse ad alto potenziale nutrizionale e nutraceutico, dove innovazione, sostenibilità e salute convergono in una nuova visione del cibo.
Relatrici: Raffaella Boggia, Federica Turrini | UniGE- DIFAR
Quando: 8 Giugno 21:30 - 22:00
Dove: Auditorium Montale – Teatro Carlo Felic
Altre date
- 2026-06-08 21:30 - 22:00
